Viva gli Anziani!

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lunedì 2 febbraio 2026



 In cammino: turismo sostenibile e itinerari spirituali 


Di Mario Scelzo

- Edizioni Efesto, Roma 2026, € 15


Mario Scelzo, inatteso homo viator, ha appena editato per i tipi di Efesto un piccolo testo che ripete la struttura del suo libro d'esordio: randonnée tra persone e luoghi che potevano esemplificare la Chiesa in uscita tanto predicata e praticata da papa Francesco. Si scopriva con diletto che il nobile ideale al contempo realistico e utopistico era già vita vissuta ogni giorno da talune/i; ad intra et ad extra il tema oggi per molte/i resta concetto nobilissimo ma negletto. Di nuovo ci troviamo ad attraversare la penisola con un'agenda sinestetica che coincide con il calendario umano e professionale del nostro autore: piede in cammino, occhio che cerca, mano che intanto scrive. Viaggiare per il Bel Paese può portare a ritrovarsi in luoghi epifanici, ove si manifesta appieno il senso profondo di un'Italia interiore, spesso a coincidere con l'aspetto più anteriore della sua forma micro-regionale, quindi 'identitaria'.

 

L'autore specifica, in una declaratoria iniziale, la radicata avversione alla teoria sovranista invitando il lettore a non individuarlo come "sovranista dello spirito" e rifuggendo e tabu di termini abusati e traviati [patria nazione tradizione identità] a forza di giri a vuoto del manège più vieto, trito, politico-mediatico, tra chiacchiere e niente. Per contro, d'emblée, nella geografia ideale e spirituale del giornalista redattore televisivo, il cammino mostra in filigrana tanto di ciò che non sempre emerge nei racconti idealizzati o stilizzati. La motivazione, dalle sue origini, è coartata ad una dinamica: porsi in relazione; mettersi in discussione col tempo [nella storia] e lo spazio [nella geografia]; riuscire ad auscultare, poi dialogare con la società civile. Tratti forse incoerenti con i tracciati GPS ma sempre gravidi di felici conseguenze inattese. Nelle prime pagine però il lettore ancora non lo sospetta; se si fa condurre fidente per mano, in maniera incosciente ma felicemente esperita, si trova non tanto in un percorso mistico-iniziatico da 'forzato del cammino' ma tra la sostanza di un auspicio e la forma di un beneficio [fisico e spirituale insieme] che resta unica ipostasi di ogni viaggio a piedi. Da lì forse nasce la sorpresa più gradita: la percezione e rappresentazione di identità ideali e collettive, più o meno medializzate, plurime cangianti come l'Italia mutaforme offre a chi la percorra col giusto abbrivio: lento pede. Identità continuamente rinegoziate, articolazioni spesso risolte in corto-circuiti, mai però a rischio di travisamento; ovunque le parole e i concetti adergono all'impegno civile personale o collettivo, all'incomprimibile necessità di significare, dunque di esprimersi.

 

Spicca la gran forza dell'immaginario evocato nei brevi racconti, perché sinceramente non si cade a piè pari nella trappola della proposizione autoriale: si tratta di bozzetti narrativi strutturati lungo la colonna vertebrale, collinare e viaria vicinale, della nostra penisola. Il momentum replica esattamente l'afflato istintivo di un giornalista che pone a bruciapelo con piglio deciso un set di domande all'intervistata/o selezionata/o a priori: deve avere in sé il vigore testimoniale per il saldo concetto della sua esemplarità e una conclamata esperienza narrativa. Ragionare per immagini si pone alla base dell'opera, ad modum di un criterio veritativo: ogni persona è ripresa in un primissimo piano ma se allarghiamo il campo di inquadratura, viene ritratta mentre racconta una storia a sua volta paradigmatica nel proprio contesto. Tutte e tutti pioniere e pionieri, avanguardia di un'umanità rigenerata cammin facendo, dunque riconciliata: per questo trasformativa oltre ogni dire, creativa oltre ogni sintesi artificiale, in una strategia auto-epesegetica: programmata, consapevole, di pura serendipità? Ne risulta ad ogni buon conto un’antologia di camminatori consapevoli del bello, buono, giusto; una vera galleria di miniature, eroi fioriti non a caso ai margini di percorsi quasi sempre insospettati.

 

Il cammino letterario è un espediente sagace già frequentato, alibi ben adatto in punta di penna a un romanziere navigato. Si conchiude appieno il triangolo della semiosi: necessariamente il testo riferisce al proprio contesto sorgivo connaturale; il referente contestuale già esplicita de plano la sua premessa logica. La struttura di cammini plurali resta un progressivo avvicinamento alla sensibilità, all'attitudine dell'autore in marcia con un bagaglio di esperienze personali culturali mediatiche: Mario, iterativamente appellato in principio di risposta dai suoi complici viandanti, si ritrova in più luoghi con il progetto d’una opera non dissimile da vari format in voga [con un certo seguito in canali di modalità mediale digitale, anche nella serialità, e talora meritoriamente promozionali di territori e contesti]. La 'verità delle cose' resta sempre una passione impegnativa; nel tempo delle parole logore e immagini abusate, il metodo peripatetico dell’autore può intrigare assai. Le frasi in presa diretta, orgogliosamente non stilizzate o editate à rebours, vogliono lasciare l'impressione della freschezza di un primo incontro.

Chiaramente siamo all'interno di percorsi già rodati fra il turistico promozionale, l'enogastronomico di nicchia, l'attivismo di cittadinanza attiva, l'esperienza interiore in una salda cornice di spiritualità che strizza l'occhio all'infinita densità, raffinata e cortese, che tutta la nostra provincia italiana può offrire, allo sguardo del viandante anche più stanco e distratto. Tutti siamo in perenne cammino esistenziale, tutti vorremmo esserlo ancora più intensamente fra queste pagine e in questi luoghi. La selezione dei percorsi è molto mirata, oculata: il focus parte dalla redazione mentale che il nostro autore ha già scelto per i lettori, potenzialmente un pubblico generalista, che non disdegnano né il cammino, né la lettura, ma soprattutto sono pronti a confrontarsi con paesaggi interiori non solo immaginari. La scrittura non assume toni letterari, non presume di esprimere la trasparenza dei luoghi nelle parole, ma si maschera dietro un narratore funzionale. Il cammino narrato è abbastanza statico per via delle lunghe interviste: storytelling finzionale in cui non sono sconosciuti e inusati i più callidi attrezzi del mestiere giornalistico. Non vi cerchiamo un distillato di sociologia o l'antropologia del paesaggio; troviamo una persona, uomo libero e privato cittadino, che se magari non vive propriamente di cammini a piedi gonfi si muove con certa proprietà nei contesti urbani, periurbani, rurali, montani nella grandissima potenzialità dell'Italia minore [minoritaria perché periferica] che spesso viene 'borghizzata' dai promoters locali per renderla come più appetibile, più verace... Il libro è sostenibile come il turismo che si prefigge di designare anche senza doverlo promuovere ad ogni costo [non è ufficio stampa informale di una pro loco; la curiosità del lettore passerà poi dalla pagina alla strada].

 

L'itinerario racchiuso nella scripta, se anche non spirituale stricto sensu, rimane dello spirito ma va letto in controluce: la spiritualità brilla non dissimile dall’interiorità che ciascuno può raggiungere immerso nella natura e nel paesaggio, quando ci si copre più sensibili alle suggestioni ergo al contatto con il sé più profondamente taciuto. Ci riporta a ciò che vediamo coscientemente senza avere il coraggio, nel quotidiano, di affrontare e mettere a sistema. Fratel Biagio che apre il florilegio dei viandanti dello spirito affascina come uomo straordinario ma quando incontriamo per strada, lungo i tragitti più consueti, una persona senza dimora non sempre siamo pronti a scoprirne il mondo potenziale. Traluce da ogni pagina un desiderio lacaniano; rimane di perdersi nella nostalgia del cammino, ritrovarsi dans la rue sperando di incontrare le stesse persone, le stesse parole. Se così non accadesse, il lettore non si sconforti: potrà sempre tornare alle pagine del libro per attuare un perfetto circuito semantico. Il libro esile, inatteso, avrà allora assolto egregiamente un compito che non sapevamo immaginare ma che può fornire un paradigma alle aspirazioni di chi vorrebbe muoversi ma è incastrato nella routine, di chi rimpiange di non aver ancora fatto e visto ma che scoprirà, oltre la parola, lo sguardo e il gesto. Si parte monolitici nella propria immagine identitaria, poi ci si trasforma in cammino: esperienza potenziale vuoi per la fatica nello sforzo dei piedi, vuoi per il lavorio dell’animo che si interroga mentre circuita.

 

Pochi anni orsono un filologo dantista ci accompagnava in un cammino di verifica esperienziale nei luoghi italiani di Dante, infinite pieghe dello Stivale che il poetico padre comune ha evocato nella sua Comedia. Se anche non raggiungeremo vette sublimi, incontreremo comunque uno spirito immutato: partire da un'idea, costruirla con le parole, farla crescere con il viaggio. Constatiamo così una saggezza antica che non avrebbe bisogno di verifiche ma che sorprende nella sua conferma: solvitur ambulando. Se anche ogni problema non avrà la sua immediata risoluzione dopo quattro passi, con il cammino si acquisterà sempre una visione più lucida della realtà anche solo con l'atto stesso, tanto universale e antico, di camminare: così universale da assurgere a lingua franca e renderci affratellati nel comune senso di un'umanità che oggi sembra quasi smarrita. Accompagna la lettura un garbato, implicito invito a metterci in cammino per scoprirci viandanti esistenziali; sempre meglio insieme, per fortuna o per Grazia talvolta accompagnate/i da gradite/i compagne/i di via.

 

A.D.G.